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Franco de flumeri

Il Blog Del Pagliaccio

ME NE BOMBO UN MACELLO
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January 20

EMPTINESS PERSONALE

L'altro giorno studiavo la Russian emptiness.
Stasera sono seduto sul mio letto da un metro e novanta che mi va stretto, a pensare alla mia personale emptiness, vuotezza.
non dico di non avere più idee, ideali e obiettivi, dico che non riesco a fare più niente per conseguirli.
ho lasciato l'attivismo politico che tanto mi piaceva sostenere con dialettica pungente. tanti mi hanno detto che sarei stato un buon politico, ma non volevo rischiare la corruzione o forse avevo proprio paura di caderci dentro.
penso ancora che amore, felicità e libertà siano i principi migliori. ma sono triste per amore e chiuso in una gabbia di parole e frasi senza una conclusione convincente. e la mia reazione non è certo quella di chi vuol voltare pagina, ma piuttosto quella dell'archeologo che sprofonda il più possibile nelle sabbie mobili alla ricerca di qualcosa lì sotto. perdente e cosciente che sotto la melma c'è solo altra melma.
e i miei lontani e radiosi orizzonti? lavorare nella stampa, nella radio, nella televisione o al cinema? sono anche quelli chiusi con cera lacca ad aspettare l'inceneritore, spazientiti da una mente annebbiata da pensieri tristi che non ha tempo e voglia per loro.
ventun anni, due mezzi lavori, due impieghi nel volontariato, dicei sigarette al giorno, single da una semieterna settimana, un'università che avanza a rilento, due gatti emmezzo, una casa in ristrutturazione perenne, mille amici, lingua lunga e penna a sfera in mano. un ottimo diplomatico col terrore del campo di battaglia. si, sono svogliato in momenti come questi.
mi sento come quei tanti disoccupati che passano le giornate in città attaccati al cellulare e vogliono far credere di essere i più impegnati di tutti. quelli che vedi sempre con lo stesso abito scuro e passo deciso ma zoppicante.
la mia emptiness è molto più pratica e superficiale di quella russa. la mia è voglia di fare esagerata con un corpo che non vuol mettere in atto l'immensa potenza di un cervello che viaggia a quaranta sopra il limite.
il mio corpo è devoto solo all'amore. mi farebbe percorrere chilometri di corsa per vederlo, toccarlo, mai sazio di sesso e mai stanco di annusare per cinque minuti in più la sensazione più bella che si provi stando con qualcuno.
a questo i miei settanta chili scarsi come il mio metro e ottanta non sanno dire no.
cambiare le cose? si, è quello che ogni persona sana di mente si prometterebbe. e io non sono sano di mente e lo so per certo! lo so perchè mentre la mia mente corre a quaranta sopra il limite, il mio corpo è fermo ai blocchi di partenza per obbedire solo al cuore.
è la sua priorità, sistemata quella sarà una passeggiata sul lungomare.
la mente continuerà a viaggiare veloce, e io con i miei occhiali da nerd e la sigaretta in bocca, i miei bermuda comodi, le infradito e la maglietta stretta, sorriderò ancora con la tranquillità che avevo.
e l'università tornerà a girare, e la cera lacca la userò per attaccare ai muri le mie disponibilità lavorative. e salirò ancora sul palco a regalare risate a un pubblico forse.
il tempo sarà sempre lo stesso, sempre poco, ma la mia mente, la mia lingua e la mia mano viaggeranno ancora veloci. e il mio corpo le starà dietro, coperto dal suo contratto a tempo indeterminato con un pezzettino di cuore.
January 18

FRASE DA BISCOTTINO

ricorda la magia di quel giorno
accaduto per caso,
perfetto come la nostalgia
che ancora ne provo.
 
 
 
 
i miei pacchi mi seguono anche quando bevo il caffè
January 15

LA CORDA

 

Le parole si traducono in sentimenti, e i sentimenti in fatti. Ora, non mi hanno mai pagato per una tradizuzione, ma questo semplice procedimento ho sempre cercato di rispettarlo, e con discreto successo.

Un ti voglio bene è comunicazione di amicizia, che deve essere conservata e tirata avanti con uscite di gruppo, feste, confidenze e quant'altro.

Un ti amo è espressione univoca di amore, e va tradotto nel darsi completamente all'altro.

Questo può voler dire sacrificare qualcosa o scendere a compromessi per stare con l'altro. Ma non è facile accettare l'amore, si diventa duri d'orecchio quando si parla di qualcosa di difficile.

Ecco così che la coppia viene tirata come i due capi della corda nel tiro alla fune.

Allentata e quasi arrotolata fin quando si va d'accordo, tesa e durissima quando si è in crisi.

Uno che tira in modo di superarla, con tutte le sue forze, e l'altro tranquillo che regge la corda con una mano sola. Ma quella mano, come qualsiasi delle quattro, ha ancora il potere di far cadere la corda. Non dando prove d'amore, non traducendo più nei fatti e senza più dire ti amo.

Ma quanta nostalgia di quei momenti belli, e quanta curiosità per quelli che verranno.

Colui che tira cerca di andare avanti tra ricordi e speranze, l'altro cerca di abbattere ciò che di più bello aveva costruito. E dire che eran bastati solo due muratori per costruire un castello di felicità.

December 02

LA LISTA

 
 
Da un po di tempo io mi porto una immaginaria lista nella tasca. la lista non è piena di buoni propositi per l'anno nuovo, non c'è scitto qualcosa da comprare. no, e non c'è neanche scritto cosa devo ricordarmi di fare. piuttosto, ci scrivo di volta in volta cosa NON devo fare in presenza della dittatrice-chic-bella-da-ciamarla!
 
io non devo disturbarla mentre studia
non devo fare la voce da bambino
non devo essere patetico
non devo farle complimenti
non devo trattarla male
non devo farle sorprese
non devo prendere iniziative di alcun genere
non devo parlarle della mia vita (se non espressamente richiesto, cosa che non succederà MAI!)
non devo chiederle di uscire ogni giorno (perchè tanto mi bidona. in compenso lei non me lo chiede mai)
non devo fare comunella con i suoi amici o amiche contro di lei
non devo essere scortese
non devo alzare la voce
non devo farle il solletico
non devo baciarle il collo quando ho la barba perchè le fa il solletico
non devo mai obiettare le sue proposte
non devo stressarla
non devo farmi i castelli quando dice "vediamo"
non devo chiamarla, mandare messaggi o pretendere risposte quando sta facendo qualcosa
non devo parlare di alcol
non devo farle il piedino in biblioteca (anche perchè il più delle volte non prendo il suo piede)
non devo dare opinioni sulla gente in sua presenza
non devo metterla in imbarazzo
non devo guidare in modo pericoloso
non devo farle le pernacchie sulla pancia
non devo farmi il figo con i suoi amici
non devo fissarla mentre studia (è bellissima quando studia ggggiuro)
non devo parlarle mentre studia
non devo toccarla mentre studia
non devo sfogliare un libro mentre studia
non devo far le facce mentre studia
non dovrei proprio più andare a studiare con lei!
non devo dirle "mangia" quando non ha fame
non devo offrirle dolci perchè a lei piace il salato
non devo tirare frecciatine in momenti in opportuni
non devo fumare quando lei ha freddo se deve uscire
non devo avere un bicchiere più piccolo del suo se no sembra un'alcolizzata e io un santerello
 
E se ci penso me ne vengono ancora.
 
 
ma le regole son fatte per essere infrante
le muraglie son fatte per essere rotte
le discussioni son fatte per avere un confronto
e la serend è fatta per stare con franco.
 
 
ultimo must della lista?
io non posso fare nessuna lista di questo tipo.
November 20

ELOGIO ALLA FOLLIA

Lo so è un po' che non scrivo qui, ma ultimamente scrivo eccome! ma ho sempre quella sorta di blocco dello scrittore innamorato che volente o nolente dirotta la sua produzione tutta per la sua morosa. e per quanto quello che le scrivo possa essere bello sdolcinato o idilliaco, non so quanto interesserebbe e come verrei giudicato. e non crediate che non me ne faccia un problema. quindi stasera vi parlo di follia.
bene, cosa vogliamo veramente dire a qualcuno quando pronunciamo il sintagma "sei un folle"?
la parola deriva dal latino follum che significa testa vuota, ed è comunemente tradotto in inglese come insanity. la follia è dunque una malattia?
questo non ha risposta, ognuno può dir la sua. una persona può anche autoconsiderarsi folle per qualche sua strana impresa o per qualche suo inusuale modo di comportarsi o di vivere. secondo me il folle è una bestia. una bestia che cammina in modo eretto, conosce il nostro linguaggio, obbedisce almeno in parte alle nostre leggi naturali e giuridiche, possiede sentimenti umani. cosa lo distingue allora dall'animale da cui l'uomo sempre di più cerca di allontanarsi?
la mia visione della cosa è prettamente freudiana. secondo freud la nostra mente di compone di tre parti: es, ego e superego.
l'es è la nostra parte animale, è l'istinto, la reazione, il non pensiero, la passione. tutte le emozioni forti ed aggressive sono l'es.
il superego è la nostra parte esclusivamente umana. è la resistenza, la forza della ragione, il blocco mentale che ti dice fermati prima di accoltellare quello che ti sgomita addosso per salire sulla metro. il superego non ci fa incazzare, non ci permette di fare cose pazze, ci controlla.
e l'ego? l'ego è il nostro mostrarci, è la commisurazione delle altre due parti equilibrate il più possibile a realizzare un uomo maturo, controllato e razionale.
ma non scappiamo fuori tema. il folle dà alle'es più spazio di quello che dovrebbe meritare. rifiuta un superego che cerca di capeggiare in un mondo governato da tecnologia segnali stradali e leggi restrittive. il folle cerca di scappare dalla società a cui appartiene, cerca di evadere dalla cosiddetta normalità. il folle è un perdente.
è come se il folle giocasse per una squadra e facesse di tutto per farla perdere. ora, la squadra è la società vista in modo esteso, e il folle è quel popolo che cerca di muoversi per cambiare le cose, le leggi, gli orari, le abitudini.
quel popolo non è numeroso quanto quello dei pigri, degli ignavi, degli apatici, dei troppo occupati che dal loro divano sfottono i folli.
ora immaginiamo che la società è l'italia e che i folli siano tutti quelli che manifestano, protestano, rumoreggiano contro qualcosa che sembra obiettivamente non andare bene. vogliamo fermarli? facciamolo? no no non avete proprio capito, voi non fate un bel niente, c'è un superego con il costume attillato e con la maschera che vi tiene incollati ai vostri divani, alle vostre poltrone, ai vostri letti. e si, siete quei pigri che sfottono quei folli. e si, siete ancora la maggioranza. e si, non avete più nulla contro cui lottare, ma anche se l'aveste avuto non l'avreste fatto lo stesso.
rimane solo rileggere tutto e chiedersi di nuovo chi è folle. e schierarsi di conseguenza. la mia parte la dice il titolo.
 
October 26

TEORIA DEGLI OMBRELLI

Il tempo è quello che è, nuvole minacciose che incoraggiano a portare un ombrello al braccio. arriva allegro zompettando il primo problema: la carestia. in casa non ci son mai abbastanza ombrelli e non sono mai adatti. indosso il mio ritardo con disinvoltura, la stessa disinvoltura che mi fa uscire per ultimo e mi sbatte in faccia la scelta tra un ombrello orrendo e uno da donna. mi do uno sguardo allo specchio e noto l'incompatibilità del mio abbigliamento nero che addobba il ritardo già indossato in precedenza. uno sguardo ai vestiti che non voglio togliermi e uno all'ombrello maledettamente blu contro il muro dell'ingresso.
inizio il mio paradossale discorso con quel cerchio e bastone col manico che mi guarda con la sicurezza di chi dice "prendere o lasciare". ok, hai vinto il primo round, preso.

Arrivo al bar senza disinvoltura, ed anzi con il notevole imbarazzo del modesto che sa che solo Armani può abbinare nero e blu.  appoggio il fardello protettore dalla pioggia nel portaobrelli all'ingresso, saluto riprendendo fiato i colleghi d'aperitivo. la serata sta procedendo bene e io prego di non andare a passeggio con gli amici, i loro, immagino, bellissimi ombrelli, e il mio pietoso coso blu. e invece quel momento arriva e io devo uscire per ultimo dal locale. ognuno prende il suo ombrello perfettamente abbinato, io addocchio e me ne accaparro uno delizioso e grigio-argentato. si lo so, non era il mio. si lo so, moralmente sbagliato. ma a tutti quelli che si complimentavano per il coordinamento di colori, sapevo solo dire "si lo so, è perfetto".

La morale sceglietela voi, ma gli ombrelli io li ritengo intercambiabili.
October 03

CON QUEL SORRISO EBETE DA BAMBINO

L'ispirazione pulsa nelle vene quando ti concentri ad occhi chiusi a ricordare. l'ispirazione scorre come un brivido dalla testa ai piedi, e si scarica tutta sulla penna. l'ispirazione è la conseguenza naturale dell'esmozione per uno scrittore.
 
Scrivo con quel sorriso ebete da bambino che si diverte senza conoscere quello cui è di fronte. quello stesso bambino che gioca col pongo e cerca di dargli la forma che ha in testa. vuole fare un volto, si affretta. ora la sua immagine-volto.obiettivo ha cambiato espressione. cancella, rifà, disfa, fa.
butta il pongo stizzito ed esce dalla stanza. in quel momento scolpirebbe un volto arrabbiato, con rughe marcate e muso lungo. esce per strada, prende la palla, chiama un amico  per fare due tiri. giocano senza grilli per la testa nè pongo tra le mani, giocano con il sorriso ebete da bambino che si vuol divertire senza pensare.
è quasi ora di cena, il bambino prende la palla in mano e saluta con voce e braccia il suo amico. mentre la mamma apparecchia e il papà guarda il telegiornale, scappa in camera al piano superiore. il pongo è ancora lì, da plasmare. ma il bambino non è uno scultore, non conosce le tecniche; eppure vuole che il pongo sia come lui. allunga l'indice per incidere, gli disegna quel sorriso ebete da bambino che non sa, ma che sorride.
 
è come essere davanti alla ragazza dei tuoi sogni e rimanere imbambolato ad osservarla. lei, disinvolta come non mai, con le sue fisse odiose ma adorabili, con i suoi gesti snervanti ma calmissimi, con il suo sorriso strano ma bellissimo.
e tu, il pezzo di pongo con il sorriso ebete da bambino che vuole conoscere, pronto per farti plasmare ancora.